Perchè uno specchio: da Perseo a Calvino

Perchè uno specchio: da Perseo a Calvino

Per tagliare la testa di Medusa senza lasciarsi pietrificare, Perseo si sostiene su ciò che vi è di più leggero, i venti e le nuvole; e spinge il suo sguardo su ciò che può rivelarglisi solo in una visione indiretta, in un’immagine catturata da uno specchio.

Italo Calvino

Mirror Mirror nasce da un gioco: di parole, di idee, di connessione tra discipline.

E nasce da uno specchio. Oggetto che ci ha letteralmente stregato. Quello che mostra – o cela – la sua superficie splendida e perfetta è, da sempre, un mistero che affascina l’uomo. Dalle fiabe della tradizione, ai miti, sino alla produzione letteraria contemporanea: chi non ha, almeno una volta, pensato allo specchio come ad una porta, un mezzo, uno strumento. 

La vera domanda è perché abbiamo scelto proprio lo specchio come elemento simbolico di questa manifestazione?

La risposta è nascosta nel mito di Perseo e nella prima lezione americana di Italo Calvino, “La Leggerezza“. Perché Calvino parte proprio da uno specchio per spiegare uno dei primi “memos” per il nuovo millennio e, lo specchio in questione, è lo strumento usato da Perseo, eroe della mitologia greca, per sconfiggere la temuta Medusa, la Gorgone guardiana che aveva il potere di pietrificare tutti coloro che la guardavano in volto. Diversamente da tutti coloro che, prima di lui, si erano cimentati nell’impresa, Perseo non affronta di petto il mostro, ma lo fa guardando il suo riflesso in uno scudo di bronzo. Appunto uno specchio. Dopo averle reciso il capo, lo avvolge in un sacco di tela e lo porta sulle sue spalle, come custode e, allo stesso tempo, testimone dell’orribile, incarnato dalla donna. 

E ancora, direte voi, che c’entra Calvino e Perseo con Mirro Mirror?

Lo specchio che rappresenta ed è simbolo di Mirror Mirror, è uno stratagemma, proprio come quello usato da Perseo: grazie al riflesso che ci restituirà, andremo a caccia della realtà che ci circonda, ne guarderemo i lati più oscuri, gli abissi più profondi e le sue Gorgoni, ma anche ciò che di positivo e rigenerante ha in serbo per la nostra contemporaneità.

Quello stesso specchio ci permetterà di non diventare di pietra, di non farci attrarre dalle spire “pesanti” della nostra realtà, ma di avere, nei suoi confronti, un occhio critico più attento e speculativo, in un certo senso, e per dirla alla Calvino, più leggero.

Ma, come per il Perseo di Calvino, questo osservare “di riflesso” non è un “estraniarsi” ed un “vivere al di fuori” della realtà stessa. Non dimentichiamoci che Perseo, la testa di Medusa, se la porterà per sempre sulle spalle, quasi come se fosse la sua presa di coscienza.

E’ sempre in un rifiuto della visione diretta che sta la forza di Perseo, ma non in un rifiuto della realtà del mondo di mostri in cui gli è toccato di vivere, una realtà che egli porta con sé, che assume come proprio fardello. 

Italo Calvino

Così, durante questa tre giorni di libri, dibattiti, spettacoli ed eventi, avremo in mano il nostro personale specchio di bronzo, come quello usato da Perseo per affrontare Medusa. Come Perseo saremo invitati a cercare e sconfiggere Medusa e, come lui, lo faremo percorrendo strade ancora poco battute. Il fardello che ognuno di noi si porterà sulle spalle, sarà il punto di partenza di una narrazione condivisa, di riflessioni e dibattiti aperti a tutti, di spettacoli ed eventi letterari che coinvolgeranno (o almeno lo speriamo) il quartiere e la città.

Perché, come Perseo, anche il nostro sarà un tentare. Sarà un’esperimento il cui esito è, ora, solo nelle nostre mani.


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